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Nella fretta, avevo rovesciato il sacchetto del gesso e l’intero giardino sembrava una zona colpita da una bufera di neve. Le buste di latte vuote erano i contenitori per gli stampi in gesso di Parigi. Mio padre e il suo amico ci guardavano versare con grande attenzione il piombo fuso nel piccolo buco in cima al cubo di gesso. «Piano…» interveniva mio padre. Annuivo senza levare lo sguardo. Alla fine dell’operazione, appoggiai di nuovo il recipiente d’acciaio e sorrisi a mio padre. «Cosa state combinando, ragazzi?» ci chiedeva lui con espressione incerta. «Facciamo quello che mi hai detto di fare. Diventiamo ricchi», ho esclamato. «Giusto!» confermò Mike sorridendo a trentadue denti. «Siamo soci». «E cosa c’è in quegli stampini di gesso?» aggiunse mio padre. «Aspetta», dissi. «Vedrai una bella infornata». Con un martelletto colpii la guarnizione che divideva il cubo di cartone in due. Facendo attenzione, sollevai la metà superiore dello stampino e ne uscì un nichelino di piombo. «Oh, santo cielo!» esclamò mio padre. «State fondendo i nichelini con il piombo!» «Esatto», intervenne Mike. «Proprio come ha detto: facciamo i soldi». L’amico di mio padre si piegò in due dal ridere; mio padre sorrideva e scuoteva la testa. Davanti a un fuocherello e una scatola di dentifrici usati, c’erano due ragazzini coperti di polvere bianca, contenti della loro marachella. Ci chiese di abbandonare tutto e di andare a sedere con lui sul gradino della soglia di casa. Con espressione gentile, ci spiegò cosa significa la parola “falsificazione”. Misera fine dei nostri sogni. «Vuol dire che è illegale?» chiedeva Mike con voce tremante. «Lasciali stare», interrompeva l’amico di mio padre. «Potrebbero anche sviluppare un talento naturale». Mio padre lo incenerì con lo sguardo. «Sì, è illegale», ci confermò. «Però, ragazzi miei, avete dimostrato grande creatività e originalità. Continuate così, sono orgoglioso di voi!» Delusi, io e Mike rimanemmo in silenzio per una ventina di minuti prima di pulire il disordine che avevamo fatto. La nostra società era finita il giorno stesso dell’inizio della sua attività. Spazzando la polvere, guardavo Mike e dicevo: «Credo che Jimmy e i suoi amici abbiano ragione: siamo poveri». In quel momento, mio padre, che se ne stava andando, si fermò e disse: «Ragazzi, siete poveri solo se rinunciate. La cosa più importante è che avete fatto qualcosa. La maggior parte della gente si limita a parlare, sognando di diventare ricca. Voi vi siete attivati. Sono molto fiero di voi due. Lo ripeto: continuate così, non lasciate nulla di intentato». Io e il mio amichetto sedevamo in silenzio. Erano parole gentili, eppure non sapevamo cosa fare. «Allora, come mai tu non sei ricco, padre?» gli chiesi.