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La stragrande maggioranza della gente riceve i primi rudimenti finanziari dai genitori. Cosa può dire un genitore povero a suo figlio? Di solito, gli consiglia: «Non abbandonare la scuola e studia molto». Il ragazzo potrebbe anche laurearsi con ottimi voti, ma avrà sempre una mentalità economica da persona indigente, quella che ha appreso da piccolo. A scuola non esiste una materia definita “denaro”. I programmi scolastici vertono sull’erudizione personale e sulle abilità professionali, non sui concetti finanziari. Ciò spiega perché perfino banchieri, medici e ragionieri brillanti, con buoni voti scolastici, possano trascinarsi in difficoltà economiche per tutta la vita. Il nostro spaventoso debito nazionale è dovuto in gran parte all’opera di politici e funzionari governativi intelligenti e istruiti che assumono decisioni finanziarie senza aver mai seguito corsi di economia monetaria. Spesso immagino come saranno i primi decenni del nuovo millennio e mi chiedo cosa succederà quando ci saranno milioni di persone bisognose di assistenza medica e finanziaria. Dipenderanno dalle loro famiglie o dallo Stato per la sussistenza. Cosa accadrà quando la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria nazionale avranno dichiarato bancarotta? Come potrà sopravvivere un paese se l’insegnamento monetario dei figli sarà ancora demandato ai genitori, gran parte dei quali sarà, o è già, povera? Dal momento che ho avuto due padri molto influenti, ho imparato da entrambi. Ho dovuto riflettere sui consigli di ciascuno e, così facendo, ho capito quali sono la forza e l’effetto dei pensieri sulla vita che si conduce. Per esempio, uno di loro era solito dirmi: «Non me lo posso permettere». L’altro mi proibiva addirittura di usare quella frase; preferiva che dicessi: «Come posso permettermelo?» Il primo formulava un’affermazione, il secondo insisteva affinché mi ponessi una domanda. Da una parte mi si lasciava nei guai, dall’altra mi si obbligava a meditare. Il padre che sarebbe presto diventato ricco mi spiegava che la frase “non me lo posso permettere” comporta l’automatica cessazione del funzionamento cerebrale. Con la domanda alternativa (“Come posso permettermelo?”) si mette all’opera il cervello. Con ciò, non intendeva sostenere che potessi comprarmi tutto quello che volevo. Era solo un fanatico dell’esercizio della mente, il più potente computer che vi sia al mondo. «La mia mente si rafforza ogni giorno, perché la tengo in allenamento. Più diventa forte e più denaro posso accumulare», soleva dire. Secondo lui, ritenere meccanicamente di non “potersi permettere una cosa” equivaleva a dare segno di pigrizia mentale. Sebbene entrambi lavorassero di gran lena, notavo che uno di loro, quando si trattava di denaro, aveva l’abitudine di smettere di far funzionare il cervello, mentre l’altro lo esercitava sempre. A lungo termine, ne conseguì che un padre si è rafforzato a livello finanziario e l’altro si è indebolito. Più o meno quello che succede a chi si reca regolarmente in palestra rispetto a chi preferisce restare sul divano del salotto a guardare la TV: una sana esercitazione fisica corrobora la salute.